Regia: Gaspar Noè
Interpreti: Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy
Fotografia: Benoit Debie
Enter the Void è un’opera di proporzioni monumentali e di ambizioni sproporzionate. Letteralmente un viaggio che parte e stabilisce fin dai titoli di testa (eccezionali, capolavoro a sè stante, con il sonoro mi ha ricordato molto l'altro capolavoro di Tsukamoto, Tetsuo) un chiaro rapporto sadomasochistico con lo spettatore, non solo per la sua durata, ma per la natura delle immagini e dei suoni a cui lo espone.
Il film sottopone i suoi personaggi alle torture fisiche e psicologiche più efferate che la vita abbia da offrire, dalla morte violenta al tradimento dell’istituzione stessa della famiglia, dalle tragiche conseguenze dell’abuso di droghe sintetiche. Lo sguardo che si percepisce da spettatori e la resa registica osannano la tecnica voyerista utilizzata dal maestro Noè. Incominciamo con la soggettiva estrema di Oscar, persino lo sbattere delle palpebre che domina la primissima parte del film e concede ad esso un disturbante senso di confidenzialità.
Attraverso una camera a mano strettamente fissa sulla nuca del protagonista scorgiamo ogni suo movimento e azione (l'apice viene raggiunto quando entrato nel locale "The Void" accortosi della trappola si rifugia nei cessi, è da antologia quella sequenza, di una crudezza e realtà unica). Infine come non citare i viaggi extracorporei realizzati con voli attraverso muri, corpi, luci, piani sequenza estenuanti e ridondanti per chi non li adorasse, ma non è il mio caso, la loro perfezione e fluidità ricordano per forza di cose al genio di Kubrick e il loro entrare ed uscire da oggetti per il 90% tondeggianti non possono non ricordare lo scarico di Hitchcock.
Il film sottopone i suoi personaggi alle torture fisiche e psicologiche più efferate che la vita abbia da offrire, dalla morte violenta al tradimento dell’istituzione stessa della famiglia, dalle tragiche conseguenze dell’abuso di droghe sintetiche. Lo sguardo che si percepisce da spettatori e la resa registica osannano la tecnica voyerista utilizzata dal maestro Noè. Incominciamo con la soggettiva estrema di Oscar, persino lo sbattere delle palpebre che domina la primissima parte del film e concede ad esso un disturbante senso di confidenzialità.
Attraverso una camera a mano strettamente fissa sulla nuca del protagonista scorgiamo ogni suo movimento e azione (l'apice viene raggiunto quando entrato nel locale "The Void" accortosi della trappola si rifugia nei cessi, è da antologia quella sequenza, di una crudezza e realtà unica). Infine come non citare i viaggi extracorporei realizzati con voli attraverso muri, corpi, luci, piani sequenza estenuanti e ridondanti per chi non li adorasse, ma non è il mio caso, la loro perfezione e fluidità ricordano per forza di cose al genio di Kubrick e il loro entrare ed uscire da oggetti per il 90% tondeggianti non possono non ricordare lo scarico di Hitchcock.
Il racconto crudo del rapporto intimo tra Oscar e la sorella è reso da una macchina da presa che non si allotana mai concedendo privacy o qualche tipo di intimità. Noè non lascia nulla al caso, si rimane lì impassibili nel mentre si consumano gli atti più violenti. Plauso particolare alla fotografia di Debie, stratosferica in ogni angolo filmico.
Gaspar Noè ci trasporta in mondo affascinante con i contorni ben delinaeti e anche se qualcuno si inorridisce per le scene di orge violente, non importa, sotto l'effetto della DMT tutto è concesso, in un mondo post-moderno non puoi aspettarti che questo perciò:
ENTER THE VOID




Un'opera maestosa e allucinante, una delle visioni più incredibili che mi sia mai capitato di affrontare.
RispondiEliminaMitico!
Ci fa piacere ti sia piaciuto ... ti abbiamo incuriosito ... ;-)
RispondiElimina@ford: questa è una chicca da non perdere assolutamente
RispondiEliminacaina: non finirò mai di ringraziarvi, ottimo consiglio ragazzi!
davvero impressionante. già dai titoli di testa si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di unico e pazzesco, sensazione poi confermata. prima parte strepitosa, forse se vogliamo trovare un difetto nel finale si perde un po' nelle sue gigantesche intenzioni. comunque un quasi-capolavoro
RispondiEliminaho inserito il gadget per i top commentatori, però non riesco ad autoescludermi: tra le "exclusions" ho messo sia il mio nickname che anonymous, però me li visualizza lo stesso.. maledetto widget!
RispondiEliminanel finale un pochino si perde probabilmente, però resta comunque una pellicola genialmente spettacolare.
RispondiEliminariprova cannibale, è successo anche a me, dovrebbe funzionare ;)
un cult immediato! io non esito a definirlo CAPOLAVORO perché è un film che "osa" in maniera pazzesca e non lascia tempo neanche di riprendere il respiro.
RispondiEliminasecondo me, il finale non è sfilacciato ma volutamente piuttosto ambiguo, la giusta conclusione di un'esperienza unica.
bella Einzige, dallo sfondo del tuo blog non poteva essere altrimenti! sul fatto che "osi" non ci sono dubbi però nel finale è un pò troppo pretenzioso, ha un pelo esagerato con le ambizioni.
RispondiEliminaPer il resto nulla da dire, mostruoso.
Io l'ho trovato incredibile anche nel finale, ma nonostante questo sto con Cannibale e Lorant per quanto riguarda il definirlo "quasi Capolavoro".
RispondiEliminaSicuramente diventerà un Classico dei nostri anni.
Lorant, a proposito, oggi ho visto La tempesta perfetta, quindi aspettati il post a breve!
dovrò vederlo..ormai mi hai messo la pulce nell'orecchio
RispondiEliminabella Ford per "La tempesta perfetta" spero tu l'abbia apprezzato appieno..
RispondiElimina@rita: aspetto il tuo commento!
annotato il consiglio! ;)
RispondiEliminaa presto,
marco
ok marco!
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